Quando le risposte ai problemi arrivano dai cittadini: intervista alla fondatrice di Perilmondo Onlus

In questo periodo storico assistiamo a un progressivo disinteresse per la politica: nonostante ciò, alcune persone particolarmente motivate e propositive riescono a fornire risposte concrete e creative ai problemi delle nostre comunità.

È il caso di Matilde Bramati. Non una professionista ma una cittadina come noi, che pure con la sua passione e capacità insegna a tutti noi che è possibile cambiare le cose, collaborando, perché come lei stessa afferma: “È sempre dall’incontro  tra le persone che i sogni possono diventare realtà”.

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Da diversi anni ormai Matilde gestice uno Sportello Legale per i Richiedenti Asilo, grazie a una collaborazione con avvocati, tirocinanti e volontari supporta i richiedenti asilo nel loro percorso legale. Si occupa poi del progetto teatrale 360 G.R.A.D.I. che tramite gli strumenti del teatro e delle nuove tecnologie aiuta i richiedenti asilo a diventare portatori autonomi di idee, sensibilizzando al tempo stesso il pubblico italiano sulla tematica.

In questa intervista Matilde ci racconta della sua esperienza nel fornire a livello locale una risposta a problemi complessi come quello dell’inclusione dei richiedenti asilo in Italia.

 

Perilmondo gestisce da diversi anni lo Sportello Legale per i Richiedenti asilo ormai da diversi anni. Come si è evoluta la situazione da un punto di vista legale?

Non essendo un avvocato non ho gli strumenti per spiegare nei dettaglio l’inasprimento del percorso burocratico e legale dei richiedenti asilo. Tuttavia, quando il progetto di Protezione Internazionale è partito, il diritto era abbastanza chiaro ed egualitario, mentre ora si assiste ad una situazione di massima confusione e di evidente discriminazione tra chi è “arrivato prima” e chi è “arrivato dopo”.  Non mi riferisco solo al decreto Salvini, ma anche a quanto successo in seguito al Decreto Minniti, che abolendo la possibilità del secondo grado di appello ha costituito, a nostro avviso,  una grave discriminazione su persone per la gran parte in uno stato di visibile vulnerabilità.

Far capire queste differenze ai nostri utenti diventa sempre più difficile, perché spesso risulta incomprensibile anche per noi operatori.

 

Nella pratica, quali sono le conseguenze di questo stato di fatto?

Nella pratica, lo stravolgimento delle norme introdotto dai due decreti porta a conseguenze diametralmente opposte a quanto è pubblicamente annunciato dai politici. Nella confusione della norma, è molto facile per delle persone vulnerabili cadere nell’illegalità: si ritrovano senza documenti e nell’impossibilità comunque di lasciare il Paese. Così, le necessità vitali li portano troppo facilmente a cedere nelle mani di organizzazioni dedite al crimine, allo schiavismo, alla tratta…. Troppo spesso vedo bravissimi ragazzi cadere in depressione, non crederci più, abbandonare le speranze di una vita normale, e infine andarsene di nuovo verso sud…. e poi sappiamo in quali campi li ritroviamo, vittime dei caporali e ridotti in schiavitù.       

Però abbiamo dato un’occhiata insieme alle statistiche dello Sportello, e per fortuna la situazione spesso si risolve positivamente….

Sì certo, abbiamo un panel di avvocati eccezionale e, anche grazie al lavoro del nostro staff di volontari, abbastanza spesso il percorso si conclude positivamente con il rilascio del permesso, che sia asilo, sussidiario o umanitario. Questi successi hanno alle spalle percorsi di integrazione e di superamento delle difficoltà: studio dell’italiano, percorsi di volontariato, formazione professionale e inserimento lavorativo….

Voglio raccontare un episodio recente. Un datore di lavoro si è rivolto a noi per il ricorso contro il diniego della Commissione Territoriale e mi ha detto:

“Ho conosciuto questo ragazzo pochi mesi fa, non sapeva una parola di italiano e niente del nostro lavoro, adesso ha imparato tutto, mi etichetta la merce coi codici a barre, mi sistema tutto perfettamente in magazzino e non sbaglia quasi mai….e adesso? Come faccio se me lo mandano via? Dove lo trovo un altro? E poi dovrei ripartire daccapo, quando ho qui un ragazzo bravo!”.

Io gli dico: “Ma non ne trovate di italiani a fare il suo lavoro? Eppure venite da una zona dove c’è un problema di disoccupazione giovanile….”

“Eh sì… a trovarne di ragazzi che vogliano fare una lavoro così….. studiano troppo, i nostri!”    

 

Parliamo un po’ del progetto 360 G.R.A.D.I.: come è nata l’idea?

L’idea è nata insieme al progetto dello sportello: infatti Chiara Pernechele, l’avvocata che per prima ha ideato lo sportello, è un’appassionata di teatro da sempre. L’idea era fin dall’inizio anche di coinvolgere i ragazzi in attività culturali finalizzate alla loro integrazione nel tessuto sociale. L’occasione è venuta poi grazie l’incontro con Barbara Riebolge, la nostra regista, e con Sara Canella, che ha scritto il progetto per il bando della Fondazione Cariparo. È sempre dall’incontro  tra le persone che i sogni possono diventare realtà….Se non ci mettiamo in gioco nelle relazioni, tante idee e progetti restano nel cassetto.       

Immagino che dall’ideazione progetto all’implementazione ci sarà stata qualche difficoltà…

Mah…. forse devi chiederlo a Barbara e a Sara…. dal mio punto di vista sta filando tutto: il progetto è stato scritto per il bando che poi ci ha premiato, ma ne eravamo tutte così convinte che lo avremmo fatto in ogni caso. L’idea di Barbara era troppo bella, così innovativa e al tempo stesso così legata al mito, alla classicità… ma non voglio svelare niente, ormai mancano poche settimane all’inizio delle performance. I ragazzi si sono dimostrati molto ricettivi e abbiamo trovato dei talenti forse inaspettati. Quando chiediamo di ospitare una performance, le reazioni sono spesso di grande entusiasmo.

 

360 G.R.A.D.I. – Foto scattata durante le riprese.

Allora sicuramente ci sarà qualche aneddoto divertente o qualche episodio che ti ha particolarmente colpita.

Devo dire che in particolare mi hanno colpita un paio di persone che nell’arco di questo percorso ho visto davvero fiorire: si sono messe totalmente in gioco e la loro capacità di comunicare è esplosa. Questa è una cosa che mi colpisce sempre.

Ti trovi di fronte a ragazzi e ragazze giovani, che hanno alle spalle un vissuto drammatico, che hanno davanti un percorso pieno di ostacoli e un futuro davvero nebuloso, e sono persone ottimiste, piene di voglia di fare, sorridenti, scherzose: il gruppo che si è venuto a creare tra di loro è sempre pieno di scherzi, risate e battute.

Vorrei essere più brava e riuscire ad offrire a un maggior numero di persone occasioni simili a questa: perché basta davvero poco a far uscire le qualità di un giovane, basta dare delle opportunità.

 

Se qualcuno volesse contribuire alla riuscita di questo progetto, cosa potrebbe fare?

Innanzitutto delle cose molto semplici e pratiche: seguirci sui social e sul sito, condividere gli eventi, partecipare alle performance, segnalarci gli eventi che potrebbero ospitare una performance, dare un contributo alla campagna di raccolta fondi: il contributo di ognuno è prezioso!

Poi, la storia continua, perché vogliamo che questa esperienza  sia ripetibile anche oltre i tempi del progetto, coinvolgendo il maggior numero di persone possibile.

AUTRICE: Irene Giovanetti, 23 anni, è tirocinante presso il Centro di Protezione Internazionale di Perilmondo Onlus. Sta conseguendo la laurea magistrale in Psicologia di Comunità, per poter lavorare nell’ambito della psicologia interculturale e dei diritti umani.