DI COSA HANNO BISOGNO I RICHIEDENTI ASILO?

Per quale motivo abbiamo bisogno di più progetti come 360 GRADI

Migranti protestano contro il Decreto Salvini. Fonte: laboratorio SOCIALE
Migranti protestano contro il Decreto Salvini. Fonte: laboratorio SOCIALE

Ormai se ne parla ovunque:  leggi notizie sull’immigrazione sulle prime pagine dei giornali, trovi valanghe di post sui social network, se ne discute anche a tavola a casa tua durante le vacanze.

Tra le questioni più accese il recente Decreto Salvini, che tra le altre cose ha tagliato i pochi fondi già disponibili per le politiche per l’inclusione di richiedenti asilo e rifugiati. Parlare e riflettere su questi temi è senza dubbio fondamentale, ma c’è un grosso bisogno di risposte concrete.

Se anche tu sei interessato a fare qualcosa per migliorare la situazione, questo articolo potrebbe interessarti.

Partiamo dalle basi: chi è un richiedente asilo?

Secondo il Glossario EMN un richiedente asilo è:

“Qualsiasi cittadino di paese terzo o apolide che abbia presentato una domanda di asilo in merito alla quale non sia ancora stata presa una decisione definitiva.”

Un richiedente asilo è dunque una persona senza certezze sul suo futuro, in quanto deve aspettare che qualcun altro prenda una decisione che avrà conseguenze con un impatto estremamente rilevante sulla propria vita, decisione su cui non è possibile esercitare un controllo.

La storia di Assad, che non sapeva di essere accusato di violazione di domicilio

Svolgendo il mio tirocinio presso lo sportello di Protezione Internazionale di Perilmondo Onlus, che si occupa di assistere i richiedenti asilo nel loro percorso legale, un giorno Assad (nome di fantasia) bussa alla porta.

“Come stai?” Gli chiediamo. Sta imparando l’italiano.

Lui risponde in inglese, perché si tratta di una storia complicata.

La sera prima la polizia aveva fermato e trattenuto Assad: ora lui aveva in mano un pezzo di carta, ma non sapeva cosa ci fosse scritto. Cosa aveva fatto di male? Era nei guai?

Assad in quel momento viveva per strada, a causa di uno degli inghippi presenti nei sistemi di accoglienza italiani. Era inverno, e aveva trovato un materasso in un posto riparato, che a quanto pare era proprietà di qualcuno. La polizia lo aveva accusato di aver commesso un reato di violazione di domicilio. Lui non aveva idea di cosa fosse successo.

L’incertezza permea la vita dei richiedenti asilo

Centro di detenzione in Libia. Fonte: Internazionale

Questo non sapere, che crea un grosso sentimento di incertezza, permea la vita dei richiedenti asilo: essendo stati spesso sfruttati o perseguitati in passato non sanno se possono fidarsi, se la loro storia verrà ritenuta credibile dalla Commissione Territoriale, se la richiesta di asilo verrà accolta, se riusciranno a trovare un lavoro per mandare dei soldi alla loro famiglia di cui si sentono responsabili.

Non conoscono la lingua, non conoscono il territorio.

Molti neanche volevano arrivare in Italia, si sono recati in Libia nella speranza di trovare un lavoro e si sono ritrovati nei guai con la mafia libica o in centri di detenzione che violano i diritti umani.

Il progetto 360 gradi: un passo nella direzione giusta!

Richiedenti asilo partecipano al workshop teatrale 360 GRADI.

Clicca qui se vuoi fornire un prezioso contributo, supportando questo progetto con una donazione.

 

Nella nostra società occidentale, tendiamo a dare i diritti di base per scontati, senza accorgerci che proprio dietro l’angolo c’è qualcuno che non li ha. Eppure, l’ultimo secolo di storia Europea dovrebbe averci insegnato qualcosa sull’importanza di batterci per i diritti degli altri.

In quale modo ognuno di noi può permettere a queste persone di partecipare in modo attivo nella nostra società? Come permettere loro di trasformare l’incertezza che vivono ogni giorno? Una volta garantiti a persone come Assad un posto dove dormire e un sostegno legale, come favorire il processo di inclusione che rende la nostra società più ricca?

Una proposta originale e innovativa nata e messa in atto da alcuni operatori che lavorano a contatto con i richiedenti asilo a Padova è quella del Progetto 360 G.R.A.D.I. In questo progetto, attraverso lo strumento del teatro i richiedenti asilo hanno occasione di:

  • Migliorare il loro italiano, fondamentale strumento per l’inclusione in Italia
  • Socializzare tra loro e fornirsi supporto reciproco
  • Mettersi in gioco, in modo proattivo, nella creazione di un’installazione con la tecnica della realtà virtuale: gli spettatori faranno un’esperienza pervasiva del loro racconto!
  • Conoscere il territorio nel momento in cui le installazioni saranno diffuse

Un richiedente asilo fugge da una situazione in cui non si sente sicuro. Gestire una grossa dose di incertezza legata al non sapere se si potrà trovare protezione è molto complesso, e questo periodo può durare mesi se non anni. Se sono capace di parlare la lingua del paese in cui vivo, conosco le persone, sono capace di comunicare e conosco il territorio, sarà molto più semplice avere controllo sulla mia vita, riuscire a gestire il senso di incertezza e avere interazioni positive e arricchenti nella società in cui vivo.

Il Progetto 360 G.R.A.D.I. può fornire ai richiedenti asilo una spinta che gli permetta di essere resilienti alle avversità e contribuire in modo arricchente allo sviluppo della nostra comunità. Se non puntiamo su progetti come questo, stiamo rinunciando a fornire a chi è più svantaggiato strumenti utili per esercitare un controllo sulla propria vita.

Vogliamo davvero che questo succeda? Padova, giugno-ottobre: sei invitat@ alla performance!

AUTRICE: Irene Giovanetti, 23 anni, è tirocinante presso il Centro di Protezione Internazionale di Perilmondo Onlus. Sta conseguendo la laurea magistrale in Psicologia di Comunità, per poter lavorare nell’ambito della psicologia interculturale e dei diritti umani.